SM
Stella
Storie4 min di lettura

De Amicis, nato a Oneglia

L'autore di Cuore è nato qui, in una piazza che oggi quasi nessuno collega al suo nome

C'è una piazza, a Oneglia, dove sono passato mille volte senza farci troppo caso. Si chiama Piazza De Amicis. Da ragazzo per me era solo un nome, uno dei tanti, di quelli che leggi sulla targa all'angolo e non ti chiedi mai da dove vengano. Poi un giorno qualcuno mi ha detto la cosa più ovvia del mondo, e mi sono sentito un po' sciocco: De Amicis, quello di Cuore, è nato lì. A Oneglia. A casa mia.

Edmondo De Amicis è nato il 21 ottobre 1846, proprio qui, nel quartiere che un tempo si chiamava San Francesco, dalla chiesa e dal convento che c'erano e che il terremoto del 1887 si è portato via. Suo padre, Francesco, faceva il banchiere regio dei sali e dei tabacchi; sua madre, Teresa Busseti, veniva dall'Alessandrino, da una buona famiglia. Insomma, una nascita borghese in una cittadina di mare del Ponente, in un'Italia che ancora non era nemmeno un'Italia: l'unità sarebbe arrivata quindici anni dopo.

E qui devo essere onesto, perché da queste parti l'onestà conta più della bella figura: De Amicis a Oneglia c'è nato, ma non c'è cresciuto. La famiglia se ne andò che lui era piccolissimo, nel 1848, verso Cuneo, e poi a Torino, dove passò l'infanzia e gli anni di scuola. Gli studi, la formazione, la testa, tutto questo è altrove. Oneglia gli ha dato il primo respiro e poco più. Eppure quel "nato a Oneglia" resta, ed è una di quelle cose che un paese si tiene stretto.

Quello di Cuore

Se sei italiano e hai più di una certa età, "Cuore" lo hai incontrato per forza. Magari a scuola, magari sul comodino di una nonna. De Amicis lo pubblicò nel 1886, ed è il diario di un anno di scuola raccontato dagli occhi di Enrico, un bambino di terza elementare a Torino. Dentro ci sono i compagni di classe, il maestro, i temi, le piccole crudeltà e le piccole grandezze dei ragazzini. E poi ci sono i famosi racconti mensili, quelli che il maestro legge ad alta voce: il piccolo scrivano fiorentino, il tamburino sardo, e soprattutto "Dagli Appennini alle Ande", il bambino che parte da Genova e attraversa mezzo mondo per ritrovare la madre emigrata in Argentina.

Quel libro ha cresciuto generazioni intere su un'idea precisa: che esistano l'amor di patria, il rispetto, la generosità verso chi ha meno, il dovere fatto senza fare rumore. Oggi a qualcuno suona ingenuo, persino un po' retorico, e in parte lo è. Ma c'è una cosa che non si può togliere a quelle pagine: la sincerità. De Amicis ci credeva davvero, in quei valori, al punto che da grande si avvicinò al socialismo, alle ragioni di chi lavorava e faceva fatica. Non era solo lo scrittore buono dei libri per bambini: era uno che sull'Italia che voleva ci ha messo la faccia.

La piazza, la caserma, lo studio

Torniamo alla piazza, perché è lì che la storia diventa una passeggiata. Il palazzo dove De Amicis è nato si affaccia su Piazza De Amicis, e oggi dentro ci sta la Guardia di Finanza. Sì, hai capito bene: la casa natale di uno degli scrittori più letti d'Italia è una caserma. C'è una lapide a ricordare lo scrittore, e per il resto la vita va avanti come se niente fosse, che poi è molto onegliese come destino. Niente museo all'ingresso, niente file, niente biglietto. Una targa, e tu che passi.

Sulla stessa piazza, però, c'è un dettaglio che pochi conoscono e che a me piace da matti. Nella biblioteca civica Leonardo Lagorio, proprio lì affacciata, sono conservate alcune stanze con lo studio di De Amicis: i suoi mobili, le sue cose, riportate qui a Oneglia. È una piccola sorpresa, di quelle che capisci solo se ci entri o se qualcuno te lo racconta. Il consiglio da local è semplice: prima di andarci, chiama o controlla gli orari, perché è una biblioteca di paese e non un grande museo, e gli orari sono quelli che sono.

E c'è un terzo posto, che mi commuove un po'. Una lapide sulla facciata di un palazzo affacciato su Calata Cuneo, il porto di Oneglia, ricorda anche lì la nascita dello scrittore. Pensaci: lo stesso porto da cui partiva l'olio Sasso e dove arrivava il grano per la pasta Agnesi, lo stesso porto dove oggi la sera ci si siede a bere e ad attraccare yacht, è il porto sotto cui è nato il bambino che avrebbe scritto "Dagli Appennini alle Ande". Una storia di partenze e di ritorni che comincia su una banchina di Oneglia.

Perché te lo racconto

Te lo racconto perché secondo me è una di quelle cose che rendono un posto più ricco di quello che sembra. Oneglia, dal di fuori, può sembrare una cittadina di mare come tante: il porto, gli ulivi sulle colline, il mercato, la spiaggia. Poi gratti un po' e scopri che da qui è nato Andrea Doria, che qui sono nate l'olio Sasso e la pasta Agnesi, e che il signore che ha insegnato a mezza Italia cosa fossero il dovere e la patria è venuto al mondo in una piazza che oggi attraversi per andare a fare la spesa.

A me piace questa Oneglia che non si vanta. Una città che ha dato i natali a un autore letto in mezzo mondo e ci ha messo sopra una targa, senza tante storie. Forse è proprio questo il punto: il quartiere di San Francesco, la piazza, la biblioteca con lo studio, la lapide sul porto. Tutto a portata di piede, tutto raccontato sottovoce.

Se stai da queste parti, fatti un giro per Piazza De Amicis con quest'idea in testa. Guarda la facciata della caserma, immagina la chiesa di San Francesco che non c'è più, entra in biblioteca se è aperta. E quando la sera scendi al porto, cerca la lapide. Non è un grande monumento, non c'è il pullman dei turisti. È solo Oneglia che, a modo suo, si ricorda di uno dei suoi.

Dove trovarlo

  • Piazza De Amicis
    La piazza dedicata allo scrittore, nel vecchio quartiere di San Francesco a Oneglia. Qui c'è il palazzo dove nacque (oggi sede della Guardia di Finanza) e, affacciata sulla stessa piazza, la biblioteca civica Leonardo Lagorio, che custodisce in alcune stanze lo studio di De Amicis. A pochi minuti a piedi da Stella sul Mare.
    Piazza Edmondo De Amicis, Oneglia (Imperia)
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.