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Stella
Ricette3 min di lettura

Le acciughe ripiene

Il pesce dei poveri che a giugno diventa il più buono, aperto a libro e farcito

Porzioni
2-3 persone
Preparazione
40 min
Cottura
15 min
Difficoltà
Facile

C'è un pesce che da queste parti per secoli è stato il companatico dei poveri, e che oggi è una delle cose più buone che ti possa capitare in tavola. È l'acciuga. Piccola, argentata, economica, e a giugno talmente saporita che ti chiedi come abbia fatto a essere considerata cibo da poco.

La verità è che l'acciuga è il pane del mare, e il Mar Ligure ne è pieno. Da aprile a ottobre si avvicina alla costa per deporre le uova, e i pescatori la prendono di notte con la lampara, quella luce potente che attira i banchi a galla. La carne migliore è proprio quella di adesso, tra metà e fine giugno, quando il pesce è grasso al punto giusto. Per questo ti scrivo questa ricetta oggi: è il momento.

Le acciughe ripiene sono uno di quei piatti che a casa nostra significano "domenica" e "tutti a tavola". Non sono difficili, ma chiedono un po' di pazienza con le mani. È un lavoro lento, da fare con calma, magari chiacchierando: la parte buona è proprio questa.

Prima di tutto: dove le compri

Sulla qualità dell'acciuga non si bara. Deve essere freschissima, l'occhio lucido e la carne soda. Io le prendo dal Balincio, giù in Calata Cuneo: è la pescheria più antica di Imperia, va avanti dal 1960, e le acciughe arrivano sul banco la mattina dopo la pesca della notte. Più fresco di così è difficile. Giovanni, dietro al bancone, ti dice sempre com'è andata la pesca e cosa vale la pena prendere quel giorno. Chiedigli pure di pulirtele: se è una giornata tranquilla, te ne stacca le teste in due minuti e ti porti a casa metà lavoro fatto.

Aprirle a libro

Questo è lo scoglio, ma è più facile a farsi che a dirsi. Prendi l'acciuga, premi piano all'altezza delle branchie e stacca la testa: viene via portandosi dietro le interiora. Poi, con il pollice, apri l'acciuga a libro dalla testa verso la coda, come se sfogliassi un libretto. Trovi la lisca centrale: la sollevi e la togli, facendo attenzione a non strappare la coda, che resta attaccata e fa la sua figura.

Sciacqui tutto sotto l'acqua fredda e metti le acciughe aperte ad asciugare su carta da cucina. Le prime due o tre verranno male, è normale. Dalla quarta ci prendi la mano e diventa quasi un gesto meccanico, di quelli che rilassano.

Il ripieno

Qui ognuno ha la sua versione, e va benissimo così. La base però è sempre quella della cucina del Ponente: mollica di pane raffermo ammollata nel latte e poi strizzata bene, uova, parmigiano, e le erbe. La maggiorana, soprattutto, che è l'anima profumata di mezza cucina ligure. Un po' di prezzemolo, uno spicchio d'aglio tritato fine, e qualche acciuga tritata dentro il ripieno stesso, così il sapore di mare gira anche di dentro.

Una raccomandazione: vai piano col sale. L'acciuga è già saporita di suo, e il rischio di esagerare è dietro l'angolo.

Il panino di mare

Adesso si monta. Prendi metà delle acciughe e le appoggi sul tagliere con la pelle rivolta verso il basso. Su ognuna metti un cucchiaino di ripieno, senza riempire troppo, e copri con un'altra acciuga, questa volta con la pelle in su. Ti viene una specie di panino, due acciughe e il ripieno in mezzo. Premi piano perché si chiuda.

Passi ogni panino nel pangrattato, da tutte e due le parti, e lo schiacci appena perché la panatura tenga. A questo punto sono pronte da cuocere.

E qui arriva il bello: niente fumo

La versione della tradizione vuole le acciughe fritte in olio. Buonissime, per carità, croccanti fuori e morbide dentro. Ma se vivi in un appartamento, sai bene cosa vuol dire friggere: la padella d'olio, gli schizzi, e quell'odore di fritto che ti resta appiccicato in casa per due giorni buoni.

Io ho risolto con la friggitrice ad aria, e sinceramente non torno indietro. Disponi le acciughe panate nel cestello senza accavallarle, una passata d'olio sopra con il pennello o lo spray, e via a 190 gradi per dodici, quindici minuti, finché sono belle dorate. Niente fumo, niente unto, niente finestre spalancate a gennaio. E il risultato è leggero, croccante, onesto. Se invece preferisci il forno tradizionale vanno benissimo anche lì: 180 gradi, un quarto d'ora, sempre con la loro spolverata di pangrattato e olio.

Le servi tiepide, con una grattata di limone se ti va, e magari un bicchiere di Pigato fresco. Se le hai fritte, l'olio buono conta, e da queste parti l'olio buono è un capitolo a sé: ne ho scritto in dove comprare l'olio.

Questa ricetta me l'ha ricordata il mio amico Alessandro, che oltre a fare l'avvocato è un cuoco con le idee chiare e una memoria di sapori invidiabile. Aveva ragione lui: è un piatto che racconta tutto del Ponente in un boccone. Il mare a due passi, la verdura dell'orto nelle erbe, il pane che non si butta mai, e la pazienza di chi cucina per far contenti gli altri. Provale, e capirai perché qui l'acciuga, povera o no, la trattiamo come una regina.

Procedimento
  1. 1Pulisci le acciughe: premi all'altezza delle branchie, stacca la testa e tira via le interiora. Apri a libro col pollice, dalla testa alla coda, e togli la lisca senza staccare la coda. Sciacqua e mettile ad asciugare su carta da cucina.
  2. 2Tieni da parte 5-6 acciughe per il ripieno e tritale a coltello.
  3. 3Ammolla la mollica nel latte, poi strizzala bene. In una ciotola unisci mollica, uova, parmigiano, le acciughe tritate, le erbe e l'aglio tritato fine. Sala con misura: le acciughe sono già saporite.
  4. 4Disponi metà delle acciughe aperte con la pelle in giù. Metti un cucchiaino di ripieno su ognuna e copri con un'altra acciuga, pelle in su, come un panino.
  5. 5Passa ogni acciuga nel pangrattato da entrambi i lati e premi leggermente perché tenga.
  6. 6Cuocile in friggitrice ad aria a 190° per circa 12-15 minuti, con un filo d'olio sopra, finché sono dorate. In forno: 180° per 15 minuti.
Il consiglio di Gianluca
La friggitrice ad aria qui è una manna: niente padella d'olio, niente schizzi e soprattutto niente odore di fritto che ti resta in casa per due giorni. In una cucina piccola, cambia la vita.
Varianti
Fritte, alla vecchia maniera
Se vuoi la versione classica, dopo il pangrattato friggile in olio ben caldo: bastano pochi secondi per lato, l'acciuga cuoce in un attimo. Croccanti fuori, morbide dentro.
Aperte a ventaglio
Invece del panino, lascia ogni acciuga aperta, spalma il ripieno e arrotola o ripiega: vengono più piccole, perfette da aperitivo.
Al forno in teglia
Disponile fitte in una teglia oliata, una spolverata di pangrattato e olio sopra, e inforna: si fanno tutte insieme, più comodo se sei in tanti.

Dove trovarlo

  • Pescheria Delmonte u Balincio
    La pescheria più antica di Imperia, dal 1960. Le acciughe arrivano sul banco la mattina dopo la pesca notturna, e Giovanni ti consiglia sempre sul pescato del giorno. Ottime anche le acciughe sotto sale.
    Calata G.B. Cuneo 77, Oneglia (Imperia)
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.