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Bussana Vecchia, il borgo degli artisti sopra Sanremo

Un paese raso al suolo dal terremoto del 1887, abbandonato per sessant'anni e poi ripopolato dagli artisti: una gita strana e malinconica a mezz'ora da Imperia

Bussana Vecchia non è il posto che consiglio per primo a chi viene da me. Non c'è la spiaggia, non c'è la vista mare cartolina, e ci sono giornate in cui non saprei dire se è un borgo vivo o un set abbandonato. Però è uno di quei posti che mi porto dietro da quando ero ragazzino, e ogni volta che ci torno mi lascia addosso un misto di meraviglia e malinconia che faccio fatica a spiegare. Quindi se siete da queste parti e avete mezza giornata libera, mettetelo in conto: è una gita diversa, a una mezz'ora scarsa da Imperia.

La storia è quella che fa la differenza. Il 23 febbraio 1887, alle sei e ventuno del mattino, un terremoto rase al suolo il paese in una ventina di secondi. Era il mercoledì delle Ceneri, e a Bussana la chiesa di Sant'Egidio crollò mentre la gente era dentro per la messa. Morirono decine di persone in pochi attimi. Quello che restò in piedi era talmente malridotto che lo Stato decise di non ricostruire lassù: gli abitanti vennero spostati più a valle, dove nacque Bussana Nuova, e il vecchio borgo fu dichiarato inagibile e lasciato lì. Per una sessantina d'anni è stato letteralmente un paese fantasma, case vuote, tetti sfondati, rovi che si mangiavano i vicoli.

Poi, all'inizio degli anni Sessanta, è successa una cosa strana. Un pittore siciliano, Vanni Giuffrè, e una ceramista torinese che si firmava Clizia misero in piedi l'idea di una Comunità Internazionale degli Artisti: vieni qui, ti prendi una casa-rudere, la rimetti su come puoi e ci vivi facendo il tuo lavoro. Pittori, scultori, musicisti, gente arrivata da mezza Europa con lo spirito un po' hippie di quegli anni. Erano una ventina, una trentina entro la fine del decennio. Hanno ripulito i vicoli, tirato su tetti di fortuna, aperto botteghe dentro a muri che erano stati lasciati al loro destino dopo il terremoto. È così che il borgo dei morti è diventato il borgo degli artisti.

Tele e dipinti esposti davanti a un atelier ricavato in una casa di pietra, sotto un pergolatoTele e dipinti esposti davanti a un atelier ricavato in una casa di pietra, sotto un pergolato

Oggi ci si arriva facilmente. Da Imperia prendete in direzione Sanremo, l'uscita comoda è Arma di Taggia, poi c'è una stradina che sale con tre tornanti ed è una strada chiusa, senza uscita: finisce a Bussana e basta. Il centro è pedonale, quindi l'auto si lascia prima, lungo la via, e si sale a piedi. Un consiglio pratico: nei weekend di bella stagione i posti finiscono in fretta, conviene lasciare la macchina qualche centinaio di metri prima dell'ingresso e farsi il pezzo a piedi senza stress.

Un carruggio in salita tra le case in pietra, con la buganvillea fiorita e il campanile sullo sfondoUn carruggio in salita tra le case in pietra, con la buganvillea fiorita e il campanile sullo sfondo

Dentro non c'è un itinerario, e secondo me è il bello. Ci si perde tra i carruggi in salita, pietra grezza dappertutto, scale che girano, piante che escono dalle finestre. Alcune case-rudere sono ancora abitate dagli artisti: vedi la tenda alla finestra, i panni stesi, il gatto sul muretto, e accanto un arco crollato che non hanno mai chiuso. Questa convivenza tra il vissuto e il distrutto è la cosa che mi colpisce sempre. Trovate atelier, gallerie, botteghe di ceramica e di gioielli fatti a mano, un paio di posti dove bersi un caffè o mangiare qualcosa con vista sui tetti. Il punto più impressionante resta Sant'Egidio: la chiesa è un guscio a cielo aperto, gli archi che incorniciano il vuoto, e il campanile che il terremoto, chissà come, ha risparmiato. Dentro non si entra, è puntellata e pericolante, ma anche solo da fuori vale il viaggio.

La chiesa di Sant'Egidio ridotta a un guscio a cielo aperto, con l'arco sul vuoto e il campanile sopravvissuto al terremotoLa chiesa di Sant'Egidio ridotta a un guscio a cielo aperto, con l'arco sul vuoto e il campanile sopravvissuto al terremoto

Adesso la parte onesta, perché va detta. Bussana Vecchia non è un museo a cielo aperto curato dal Comune: è un posto vero, con i suoi problemi. Gran parte del borgo è di proprietà del demanio dello Stato, e da anni gli artisti che ci vivono vengono trattati come "occupanti". Sono arrivate cartelle fiscali pesanti, ci sono state minacce di sfratto e tira e molla legali che vanno avanti da decenni. Si respira, in certi angoli, l'aria di un posto che potrebbe non esserci più tra qualche anno, e questo aggiunge un velo di malinconia a tutto il resto. C'è anche il rovescio della medaglia turistico: in alta stagione e nei weekend si riempie, e qualche bottega è scivolata un po' verso il souvenir facile. Andateci di mattina presto o in un giorno feriale, fuori dai mesi di punta, e vi godrete il silenzio vero, quello per cui il posto vale.

Mettete scarpe comode, perché è tutto in salita e sui ciottoli, e non è il massimo per chi fa fatica a camminare o ha il passeggino. Portatevi i contanti, in qualche bottega tornano utili. E prendetela per quello che è: non una tappa da spuntare, ma un paio d'ore per andare piano, guardarsi intorno e farsi venire qualche pensiero. Se invece volete restare sul mare e su qualcosa di più allegro, vi mando piuttosto verso Cervo, che è un borgo tirato a lucido e a due passi da casa. Bussana è un'altra cosa: più ruvida, più strana, e proprio per questo difficile da dimenticare.

Dove trovarlo

  • Bussana Vecchia
    Borgo degli artisti tra i ruderi del terremoto del 1887, frazione di Sanremo. Vicoli pedonali, atelier, gallerie e botteghe; il rudere a cielo aperto della chiesa di Sant'Egidio col campanile sopravvissuto. Scarpe comode, è tutto in salita.
    Bussana Vecchia, Sanremo (IM)
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.