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Stella
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Cervo, il borgo dei corallini

Un paese medievale a picco sul mare, una chiesa barocca con la facciata curva e, d'estate, la musica sul sagrato

Se dovessi scegliere un posto solo, uno soltanto in tutto il Ponente, sceglierei Cervo. Amo i borghi, e Cervo, per me, è il borgo: il mio rifugio, il posto che al mondo mi rilassa di più. So di essere di parte — mi ha conquistato anni fa e non mi ha più mollato — ma lasciatemelo dire lo stesso.

C'è un paese, a un quarto d'ora da casa, che si vede da lontano molto prima di arrivarci. Sale dal mare tutto attaccato, color sabbia, con una chiesa in cima che pare messa lì per fare da faro. È Cervo, e ogni volta che ci passo davanti in macchina mi tocca rallentare.

Sta sul versante di levante del golfo, tra Imperia e Diano Marina, a meno di dieci chilometri dal centro. In macchina, da Oneglia, lo raggiungi in un quarto d'ora scarso lungo l'Aurelia. È uno dei Borghi più belli d'Italia, di quelli veri, non da cartolina: medievale, verticale, fatto di vicoli che si arrampicano e di case che si reggono l'una all'altra.

La prima cosa da sapere è il soprannome, perché racconta tutto. Cervo lo chiamano il paese dei corallini, ma c'è anche un altro nome, più cupo, che gira da queste parti: il paese delle cento vedove. La tradizione orale parla di una tempesta che mandò a fondo le barche dei pescatori, lasciando a casa una fila di donne sole. Sono storie che si tramandano a voce, prendile per quello che sono, ma rendono bene l'idea di che gente era questa: gente di mare, che dal mare prendeva tutto e al mare pagava il conto.

E il mare, qui, voleva dire corallo. Nel Seicento e nel Settecento i cervesi se ne andavano con le barche fino alle acque di Corsica e Sardegna a pescarlo, e tornavano carichi di quel rosso prezioso che poi lavoravano e vendevano. Con i soldi del corallo finanziarono buona parte della loro chiesa. Per questo la chiamano la chiesa dei Corallini.

E la chiesa è il motivo per cui devi salire fino in cima.

Si chiama San Giovanni Battista, lo stesso patrono che a Oneglia festeggiamo con i fuochi sul mare, e una volta arrivato lassù capisci perché se ne parla tanto. La facciata è barocca, concava, ondulata come una tenda gonfiata dal vento, e guarda dritta verso l'acqua. La cominciò nel 1686 un architetto della zona, Gio Batta Marvaldi, e la finì il figlio Giacomo Filippo. La consacrarono nel 1736, il campanile arrivò nel 1771. È uno dei monumenti barocchi più importanti di tutto il Ponente, e te ne accorgi senza bisogno che te lo dica nessuno: è bianca e rosa contro il blu, e sta sospesa sul golfo.

La chiesa dei Corallini in cima al borgo: la facciata barocca curva e il campanile che svettano sopra le case color sabbia.La chiesa dei Corallini in cima al borgo: la facciata barocca curva e il campanile che svettano sopra le case color sabbia.

Lo spiazzo davanti alla chiesa si chiama Piazza dei Corallini, ma noi diciamo il sagrato. È un terrazzo naturale, con il mare appena sotto e il borgo che ti scende dietro le spalle.

Ed è qui che, d'estate, succede la cosa più bella.

Dal 1964, grazie a un violinista ungherese che si chiamava Sándor Végh, su quel sagrato si tiene il Festival Internazionale di Musica da Camera. Le sere d'estate la piazza si trasforma in un auditorium a cielo aperto: arrivano musicisti da mezzo mondo, si siedono con le spalle alla facciata della chiesa e suonano, e tu li ascolti con il mare che respira a pochi metri sotto. Non c'è un soffitto, c'è il cielo; non c'è una parete di fondo, c'è il barocco illuminato. Te lo dico onesto: è una di quelle cose che, se capiti a Cervo nel periodo giusto, non te le dimentichi. Il festival è d'estate, quindi controlla le date prima di partire, ma se ci sei quando suonano, quella sera la programmi lì.

Anche senza concerto, però, vale la salita. I caruggi di Cervo sono di quelli che ti fanno perdere di proposito: archi, scalinate, gatti, porte basse, qualche bottega d'artigiano e tanti scorci che si aprono all'improvviso sul golfo. Si gira tutto a piedi, e si gira piano.

Un caruggio in salita, tutto in pietra, con l'arco e i vasi di fiori sulle soglie: il cuore del borgo si gira così, a piedi e piano.Un caruggio in salita, tutto in pietra, con l'arco e i vasi di fiori sulle soglie: il cuore del borgo si gira così, a piedi e piano.

Il mio rito, quando salgo, è il più semplice del mondo. Mi fermo nella piazzetta in alto, vicino ai parcheggi, mi siedo con un aperitivo, e da lì parte tutto: tanto il tempo, a Cervo, si è fermato — quindi che fretta c'è? La piazza della chiesa affacciata sul mare non te la so descrivere, e non ci provo nemmeno: si deve vivere. Poi ti perdi tra i negozietti d'artigianato, su e giù per i caruggi, in quel sali e scendi che è già metà del piacere. Se avessi dovuto inventarmelo io un posto "infinito", dove le ore non passano, non sarei riuscito a immaginarlo così perfetto. E la cosa che ancora mi stupisce è che, nonostante tutto, Cervo è rimasto autentico: non si è venduto al turismo, non è diventato una quinta finta per le foto. È ancora un paese vero, ed è per questo che è il mio.

Una bottega d'artigiano nascosta in un caruggio del borgo: porta verde, vasi di piante e le insegne dell'orafo artigiano sopra il ciottolato.Una bottega d'artigiano nascosta in un caruggio del borgo: porta verde, vasi di piante e le insegne dell'orafo artigiano sopra il ciottolato.

Una dritta pratica, da chi ci è andato e ripudia le bugie da depliant: il parcheggio è una sofferenza. Il borgo è chiuso e in salita, i posti sono pochi e d'estate spariscono presto. Vacci la mattina presto, o nel tardo pomeriggio per la sera, e mettiti l'anima in pace di lasciare la macchina un po' più in basso e farti due passi. Fa parte del gioco.

E poi c'è la cosa che a me è rimasta nel cuore, e che quasi nessuno ti racconta. Sotto il borgo, sul mare, c'è un porticciolo: il Porteghetto. Ci si scende dall'Aurelia, è uno stabilimento sul mare con il ristorante affacciato sull'acqua. Ma la cosa per cui ci torno è un'altra: l'acqua. Lì davanti è stupenda, pulita e trasparente, ed è perfetta per andarci in canoa o in kayak: la prima volta che mi sono allontanato dalla riva pagaiando mi sono ritrovato sopra un fondale che si vedeva tutto. Vista da lì, con il borgo che ti svetta sopra e la costa che si apre, Cervo è un'altra cosa ancora. È il modo che preferisco per guardarlo: dal mare, in silenzio, con la chiesa lassù in cima.

Se ti viene fame, dentro il borgo c'è Serafino, una terrazza affacciata sul mare dove si mangia il pesce del golfo e dove gli spaghetti te li portano direttamente in padella. È da cena vera, e d'estate conviene prenotare.

Cervo è il classico fuori porta che dimentichi di avere a portata di mano. Da Stella sul Mare è un quarto d'ora. Una sera d'estate, dopo il bagno, sali fin lassù: ti fai i caruggi con calma, arrivi sul sagrato mentre il sole cala, e se hai fortuna trovi pure la musica. È una di quelle serate che, tornando a casa, ti chiedi perché non le fai più spesso. Io l'ho detto subito, sono di parte: Cervo mi ha conquistato, e non lo nascondo. Ma fidatevi di uno che di posti, qui intorno, ne ha girati tanti: se potete vedere un borgo solo, vedete Cervo. Non lo cambierete con nessun altro.

Dove trovarlo

  • Piazza dei Corallini e la chiesa di San Giovanni Battista
    Il sagrato in cima al borgo, davanti alla facciata barocca curva, con il mare appena sotto. D'estate diventa il palco del Festival Internazionale di Musica da Camera.
    Piazza dei Corallini, Cervo (Imperia)
  • Ristorante Serafino
    Terrazza sul mare dentro il borgo, pesce del golfo e gli spaghetti che ti portano direttamente in padella. Da cena, da prenotare.
    Cervo (Imperia)
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.