Per chi è cresciuto a Oneglia, San Giovanni non è prima di tutto una festa religiosa. È il giorno in cui finiva la scuola e cominciava l'estate.
Cade il 24 giugno, ed è la festa del santo patrono. Qui però nessuno la chiama così: si dice Ineja, il nome con cui Oneglia se la racconta da sempre. Quest'anno è la quarantaseiesima edizione e va in scena dal 19 al 29 giugno, undici giorni buoni, con il cuore di tutto giù al porto, tra la Banchina Aicardi e Calata Cuneo.
In quei giorni il porto cambia faccia. C'è MercantIneja, la mostra-mercato che apre nel pomeriggio e tira fino a tardi, con gli espositori arrivati da mezza Italia. Ci sono concerti e spettacoli ogni sera, le attività per i bambini, persino un film proiettato in piazza. E c'è la corsa, "La Zucchetta di San Giovanni", che passa per il centro storico e la ciclabile. Ma se devo dirti una cosa sola da fare, è un'altra: mangiare agli stand.
Si chiama Ineja Food, e la cucina la mandano avanti i volontari del Comitato. Non aspettarti niente di costruito: è il modo più sincero che conosco per assaggiare la cucina di qui, perché la fanno gli onegliesi, per gli onegliesi. Giri tra i banchi e trovi lo stoccafisso all'onegliese, il brandacujun, lo zemin di pesce, la frittura di calamari, le acciughe fritte, il minestrone, il cundiun. Ogni sera c'è un piatto dedicato a un prodotto del territorio. Tu prendi un piatto, una birra artigianale, e ti siedi col porto davanti. (Dello stoccafisso e del brandacujun, prima o poi, vi dovrò raccontare per bene: meritano un capitolo a parte.)
Il porto di Oneglia con i pescherecci, da dove arriva il pesce della festa.
Il 24, il giorno del patrono, ha un altro passo. Nel tardo pomeriggio ci sono i Vespri solenni, e alle 18.30 la processione esce e attraversa il centro di Oneglia. Quella processione la conosco da sempre: Franco Blengini, il fornaio di cui vi ho già parlato, per anni ci ha camminato dentro, a due passi dal suo forno in Piazza San Giovanni. A Oneglia il santo, il pane e la gente si tengono insieme così.
La chiesa di San Giovanni Battista, in piazza a Oneglia.
Ma il San Giovanni che ho nel cuore è quello dei tempi della scuola.
Allora Calata Cuneo, per dieci mesi all'anno, era deserta. La sera noi ragazzi andavamo dall'altra parte, alla marina di Porto Maurizio, dov'era tutto il movimento. Del resto tra Oneglia e Porto è una rivalità antica: due città separate dal torrente Impero, che Mussolini fuse in una sola nel 1923 e battezzò Imperia, proprio dal nome di quel torrente che le divide. Quelli di Porto la battuta la fanno ancora: l'unica cosa bella di Oneglia è la vista su Porto Maurizio.
A San Giovanni, però, la musica cambiava. Per quei pochi giorni Oneglia si svegliava, la calata si riempiva di luci e di banchi e dell'odore di frittura che ti seguiva per tutto il porto, e il posto dove stare diventava finalmente il nostro. Una piccola rivincita, una volta all'anno.
E poi c'era la cosa che, da ragazzo, contava più di tutto. San Giovanni cadeva con la fine della scuola, ed era il primo momento in cui ci lasciavano uscire la sera in settimana. Durante l'anno si poteva solo nel weekend, perché il giorno dopo c'era lezione; la festa del patrono era il via libera. Finiva la scuola, cominciava l'estate, e te ne accorgevi proprio lì, in mezzo alla gente, una sera di fine giugno, con la sensazione di avere davanti tre mesi interi e niente da fare se non viverli.
Il momento che aspettavamo tutti, però, arrivava a notte. Verso le undici i fuochi cominciano a salire dal mare, davanti al porto, e migliaia di persone con il naso all'insù riempiono la calata. È lì che San Giovanni dà il meglio: i fuochi non li guardi soltanto, li vedi due volte, in cielo e specchiati sull'acqua. Per qualche minuto Oneglia intera è ferma a guardare la stessa cosa.
Un consiglio da chi c'è cresciuto: non arrivare all'ultimo. La sera del 24 il porto si riempie, e i posti buoni sulla calata se li prende chi viene presto. Fatti un giro tra gli stand, mangia con calma, e quando la gente comincia a stringersi verso l'acqua sai che manca poco.
Oggi è cambiato parecchio. Calata Cuneo non è più deserta: è piena di locali, vive tutto l'anno, ed è diventata uno dei posti più belli dove fermarsi la sera. Anche la festa è cresciuta. Ma la notte del 24, quando i fuochi si aprono sul mare e il porto resta a bocca aperta, Oneglia torna a essere quella di allora.
Calata Cuneo di sera, viva di gente e di locali, a Oneglia.
Se sei qui in questi giorni, non cercare altro. Scendi in calata verso le undici, prenditi qualcosa da Ineja Food, e guarda in alto. È così che, da queste parti, comincia l'estate.