La farinata fatta in casa è una soddisfazione. Ma quella vera, col bordo bruciacchiato e il profumo che senti dalla strada, esce solo da un forno a legna che brucia da generazioni. La ricetta te l'ho data qui; adesso ti dico dove andare a Oneglia quando non hai voglia di accendere il forno.
Mangiala calda, appena tagliata, con una macinata di pepe. Senza piatto, in piedi, dal pezzo di carta: è così che ha più senso.
Farinata dorata, da mangiare con le mani.
La Peyla (per noi "la Pejla") è quella del cuore: la farinata che avevo praticamente sotto casa, all'angolo dell'ex fabbrica Agnesi, dove sono cresciuto. Niente insegne, un posto informale, farinata dorata e pizza al tegamino a prezzi onesti. È quella dove tornavo senza pensarci, e dove ti mando se vuoi mangiare bene spendendo il giusto.
U Papa, in piazza Andrea Doria, è la più conosciuta: una sciamadda storica dove la farinata si mangia con un contorno di bietole, all'antica. Due cose da sapere, da local: la fa solo in stagione, dall'autunno all'inverno, e la sera chiude presto. Se passi d'estate, probabilmente la troverai chiusa o senza farinata; non dire che non ti avevo avvisato.
A Sciamadda, in fondo a un caruggio del centro, è la tradizione vera: un forno a legna dell'Ottocento e le grandi teglie tonde di rame. Qui la farinata è il punto di partenza, e da lì scopri le torte di verdura e le altre cose della sciamadda.
Un'ultima cosa, da mettere in conto. La farinata è piatto da mezza stagione e da inverno: d'estate, col caldo e i forni a pieno regime per la pizza, non tutti la fanno. Chiedi sempre prima, e se ce l'hanno, sei a posto. Vale la fila, te lo assicuro.