Monte Carlo, per me, prima ancora che una gita di giorno è stata la notte. Da ventenne scendevo da Milano quasi ogni weekend, e il venerdì e il sabato sera, con Claudio, l'unica domanda era se puntare su Nizza o sul Principato. Quando vinceva Monte Carlo, le tappe erano quasi sempre le stesse. Il Karement, dentro il Grimaldi Forum, con la terrazza a picco sul mare: era il nostro posto preferito, e mi dispiace dirlo, oggi ha chiuso. Lì di storie ne potrei raccontare a decine — una sera, per dire, ci siamo ritrovati di fianco Bono degli U2. Poi La Rascasse, che di giorno è un ristorante e di notte si trasforma in disco-pub, e che sta proprio dentro l'ultima curva del circuito di Formula 1, quella che porta il suo nome. E per chiudere in bellezza, quando volevamo alzare il tiro, il mitico Jimmy'z, la discoteca dei vip dove capitava di ballare a due passi da attori, piloti di Formula 1 e del Motomondiale, calciatori. Ti dico solo questo: se sapevi come muoverti, quelle serate costavano meno di quanto credi.
Monte Carlo si raggiunge da casa nostra in poco più di un'ora, e questo è uno di quei dettagli che ai miei ospiti fa girare la testa: ti svegli a Oneglia, fai colazione con caffè e focaccia, e a metà mattina sei in un altro Stato, tra gli yacht e i palazzi del Casinò. Ci sono andato decine di volte da ragazzo, e ti dico subito come la penso: è una gita che vale la pena fare almeno una volta, ma con la testa giusta. Perché Monte Carlo è bellissima e respingente nello stesso momento, ed è proprio in quel contrasto che secondo me sta il suo fascino vero.
Il Port Hercule con gli yacht ormeggiati e, sullo sfondo, il Rocher con Monaco-Ville
Partiamo dalla cosa pratica, che è la più importante. Il modo più sensato per andarci è il treno. Da Imperia prendi il regionale verso Ventimiglia, cambi lì, e da Ventimiglia sali sul treno francese diretto a Monaco-Monte-Carlo: da Ventimiglia sono poco più di mezz'ora, e i biglietti partono da pochi euro. In tutto, con la coincidenza, metti in conto un'ora e mezza scarsa porta a porta. Occhio agli orari, però: da Imperia i treni utili sono una manciata al giorno e l'ultimo che ti riporta a casa parte da Monaco intorno alle nove di sera, quindi controlla bene il ritorno prima di partire, soprattutto la domenica. La stazione di Monaco è scavata dentro la montagna, una specie di cattedrale sotterranea, e da lì con scale mobili e ascensori sei subito in città.
In auto te lo dico onestamente: lascia perdere, o quasi. Monaco è un imbuto, le strade salgono e scendono e il traffico è quello che è. Parcheggiare costa: in strada sui due euro e mezzo l'ora con massimo due ore, nei parcheggi sotterranei la prima ora di solito è gratis e poi quasi tre euro l'ora. Se proprio devi venire in macchina, la mossa furba è il parcheggio scambiatore Parking des Salines, dove la giornata sta sugli undici euro e ti dà l'accesso ai bus. Ma davvero, di giorno il treno ti toglie ogni pensiero. Un'eccezione c'è, ed è la sera: i treni utili finiscono presto, così se sali a Monte Carlo per la serata l'auto diventa quasi obbligatoria. In quel caso punta dritto a uno dei grandi parcheggi sotterranei — ce n'è uno bello capiente al Grimaldi Forum — lasci la macchina sottoterra e ti muovi a piedi, che tanto il Principato è piccolo.
Una volta arrivato, il colpo d'occhio che tutti vogliono è Place du Casino. È la piazza del Casinò di Monte-Carlo, quella che hai visto in mille film: la facciata ottocentesca firmata da Charles Garnier, lo stesso dell'Opéra di Parigi, l'Hôtel de Paris di fianco, il Café de Paris davanti, e in mezzo le auto parcheggiate che valgono più di una casa. Ci si siede sui gradini, si guarda la gente. Dentro il Casinò si entra, e qui due cose da sapere. La mattina, fino a mezzogiorno e un quarto, lo visiti come fosse un museo, con l'audioguida, sui venti euro. Dal primo pomeriggio aprono le sale da gioco vere, e lì il discorso cambia: dress code serio, niente pantaloncini, scarpe da ginnastica o jeans strappati, e la sera in certe sale private per gli uomini sono d'obbligo giacca e cravatta. Soprattutto, ti serve un documento vero in tasca, passaporto o carta d'identità: la foto sul telefono non gliela fai vedere e basta. Non sei obbligato a giocare nemmeno un euro: il bello è guardare le sale, gli stucchi, i lampadari.
La facciata ottocentesca del Casinò di Monte-Carlo su Place du Casino, firmata da Charles Garnier
Dalla parte opposta della città c'è quella che a me piace di più, e cioè la Monaco vera, antica: il Rocher, lo sperone di roccia dove sta Monaco-Ville. Ci sali a piedi o con l'ascensore, e di colpo sparisce il luccichio e ti ritrovi in un borgo medievale, vicoli stretti, case color pastello, niente macchine. Lassù c'è il Palazzo dei Grimaldi, la residenza del principe, e ogni giorno alle dodici meno cinque, in punto, c'è il cambio della guardia in piazza: i Carabinieri del principe, d'estate in divisa bianca, fanno il loro rituale di qualche minuto. È gratis, dura poco, e ai bambini piace un sacco. Se ti porti dietro i figli, arriva un po' prima per la prima fila, perché la piazza si riempie.
Il Palazzo dei Grimaldi, residenza del principe, con la guardia all'ingresso in piazza a Monaco-Ville
E qui, davanti al Palazzo, mi torna sempre in mente una gita di anni fa. Erano venuti a trovarci dalla Puglia Mino e Stefania, in viaggio di nozze, e con la mia mamma li avevamo portati su a Monte Carlo. Quante risate: Mino, piantato davanti al palazzo del principe, faceva finta di offendersi perché — diceva — avevano fatto tutta quella strada per venire "a casa sua", e quello manco si affacciava ad accoglierli, che maleducato. Battuta da pugliese vero, di quelli per cui, se gli arrivi a casa, ti aprono la porta, ti siedono a tavola e non ti fanno più ripartire. Il principe, al confronto, fa una magra figura.
Sempre sul Rocher, a strapiombo sul mare, c'è il Museo Oceanografico. Questo te lo consiglio davvero, è la cosa che vale di più se hai bambini, ma anche da adulti è notevole: lo fondò il principe Alberto I oltre un secolo fa, è un palazzone affacciato sull'acqua con vasche, squali, una laguna dove tocchi le razze. L'ingresso per un adulto sta sui ventidue euro, meno per i ragazzi, e per visitarlo bene calcola un paio d'ore. Un'avvertenza che vale per tutto: nel weekend del Gran Premio il museo è chiuso, e mezza Monaco è blindata.
E qui arrivo al capitolo Formula 1, la trappola più classica. Il Gran Premio di Monaco è magnifico se ci vai apposta, ma per chi vuole solo passeggiare è da evitare. Storicamente era a fine maggio; nel 2026 lo hanno spostato al primo weekend di giugno, dal 5 al 7. In quei giorni, e già in quelli prima per i montaggi, la città è un cantiere di tribune e transenne, i prezzi schizzano, i treni sono pieni e mezza Monte Carlo è blindata. Se vuoi una gita tranquilla, guarda il calendario ed evita quelle date.
E già che parliamo di sport, due cose da non perdere se la materia ti appassiona, e per giunta gratis. La prima: il Grimaldi Forum, sul lungomare, è il palazzo dove per anni si sono tenuti i sorteggi delle coppe UEFA e le presentazioni delle monoposto di Formula 1 — se segui il calcio o i motori, certi nomi te li ritrovi lì. La seconda, a due passi, è la Champions Promenade: una passeggiata in riva al mare, alle Terrasses du Soleil dietro il Casinò, con i calchi dei piedi di oltre centoventi fra i più grandi calciatori di sempre — Maradona, Pelé, Cristiano Ronaldo, Ronaldinho, Ibrahimović, e — per noi juventini — i nostri campioni, da Del Piero a Zidane a Nedved. È la Walk of Fame del pallone, premiati dal Golden Foot monegasco, e ci cammini liberamente. Per chi viaggia con un piccolo (o grande) tifoso, è una sosta che vale oro e non costa niente.
Una parola sul portafoglio, da padrone di casa onesto. Monte Carlo è cara, su questo non c'è dubbio, ma ti dico una cosa che pochi mettono in conto: qui puoi fare tutto senza spendere una fortuna, basta stare attenti. Le cose più belle — il colpo d'occhio sul Casinò, il Rocher, il cambio della guardia, la Champions Promenade — sono gratis; è quando ti siedi che parte la stangata. Un caffè in piazza lo paghi quanto un pranzo a Oneglia, un panino diventa un piccolo investimento. La mossa giusta è portarsi qualcosa da casa, o salire a Monaco-Ville dove nei vicoli trovi posti più umani. Da poco, dopo sei anni di lavori, hanno riaperto anche il Jardin Exotique, il giardino dei cactus aggrappato alla roccia con la vista su tutto il principato: se ti avanza tempo è un bel modo per chiudere, lontano dalla ressa. Poi risali sul treno e in un'ora sei di nuovo a casa, sul porto di Oneglia, dove con cinque euro ti siedi e ti godi un aperitivo guardando il mare. Il bello di stare qui è anche questo: il lusso lo vai a guardare per un giorno, e poi torni dove si vive davvero.