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Stella
Storie4 min di lettura

Oneglia e Porto Maurizio, una rivalità

Due città, un torrente in mezzo, e un nome inventato a tavolino nel 1923

C'è una cosa che i turisti non immaginano quando arrivano a Imperia: che Imperia, fino a un secolo fa, non esisteva.

C'erano due città, e si guardavano in cagnesco da sempre. Oneglia di qua, Porto Maurizio di là, e in mezzo un torrente, l'Impero, che faceva da confine come un fossato. Due storie diverse, due caratteri diversi, due squadre di calcio che ancora oggi è meglio non nominare nel bar sbagliato.

Poi nel 1923 qualcuno decise che dovevano diventare una cosa sola.

Il decreto è del 21 ottobre 1923. Sulla carta lo firma il re, Vittorio Emanuele III, ma siamo in pieno fascismo, ed è il governo a volerlo. Non fusero solo Oneglia e Porto: ci finirono dentro undici comuni, anche i paesi intorno, Piani, Caramagna, Costa d'Oneglia, Castelvecchio e gli altri. Una città nuova di zecca, nata con un timbro.

E il nome? Qui c'è il dettaglio che adoro raccontare. Non scelsero né Oneglia né Porto Maurizio, perché chiamarla con uno dei due nomi avrebbe voluto dire dare ragione a una delle due. Allora presero il nome del torrente che le divideva, l'unica cosa "neutra" che avevano in comune: l'Impero. Da lì, Imperia. Un nome che a quei tempi suonava pure patriottico, e tanto bastava.

Ci pensate? La città si chiama come il confine. Come la linea che teneva separate le due metà che adesso doveva tenere insieme. Più che un matrimonio d'amore, fu un matrimonio combinato, e come tutti i matrimoni combinati ha funzionato meglio sulla carta che nei sentimenti.

Perché la rivalità, cento anni dopo, è viva e vegeta.

Gli amici "di Porto" hanno questo senso di superiorità che ti arriva addosso senza che lo dicano. Lo respiri. È una cosa di sguardi, di mezze frasi. E ogni tanto la frase la dicono per intero, ridendo ma mica troppo: "l'unica cosa bella di Oneglia è la vista che hai da Porto". La conoscono tutti, da queste parti. Te la tirano fuori a cena, al bar, mentre vi godete un aperitivo, e tu da onegliese dovresti offenderti, e invece ridi, perché in fondo c'è anche del vero, e questo li fa godere il doppio.

Una battuta del genere ve l'ho già raccontata parlando di San Giovanni: la calata di Oneglia, per dieci mesi all'anno, era deserta, e la sera si andava tutti a Porto, dov'era il movimento. Insomma, un fondo di verità storica ce l'avevano.

Io, in questa guerra, sono un caso strano. Onegliese, a dirla tutta, non lo sono di nascita: sono nato a Martina Franca, in Puglia — un altro posto incredibile, di quelli che andrebbero visti almeno una volta — e a Oneglia ci sono cresciuto. Ma di pancia lo sono fino in fondo, è la mia città. Eppure la rivalità non l'ho mai vissuta davvero. Il motivo è semplice: da ragazzino a Porto ci passavo metà delle giornate. La scuola era lì. La piscina era lì, e ci ho giocato a pallanuoto per anni. La spiaggia dove andavamo d'estate, spesso, era di là. Mezza Imperia faceva la spola sul ponte sull'Impero senza nemmeno pensarci, e io ero uno di quelli.

Così sono cresciuto con un piede di qua e uno di là. Un onegliese che la rivalità la guarda da dentro, ma da neutrale, come uno che ha parenti in tutte e due le famiglie e a Natale non sa con chi schierarsi. Difendo Oneglia perché è casa mia, ma a Porto ci sto bene, e quando salgo al Parasio la sera, con quei caruggi che si arrampicano a spirale fino al Duomo e il mare che spunta a ogni svolta, mi tocca ammetterlo: come borgo, Porto Maurizio se la gioca. Anzi, vince. Ecco, l'ho scritto, e a Oneglia qualcuno non me lo perdonerà.

Perché alla fine sono due cose diverse, ed è questo il bello. Oneglia è il commercio, l'olio, il porto dei pescatori, i portici dritti che i Savoia hanno costruito sul modello di Torino, le serrande del mercato che si alzano all'alba. È una città di lavoro, terrosa, vera. Porto Maurizio è il borgo che guarda il mare dall'alto, le case nobili, il Parasio medievale, la chiesa più grande della Liguria piantata in cima come una corona. È più bella da cartolina, Porto. Oneglia è più bella da vivere. O almeno, questo è quello che diciamo noi.

E poi c'è la nuova generazione, che ha le idee chiare e non si fa troppe domande.

Mia figlia Emma, su questa faccenda, non ha dubbi. Per lei Oneglia vince a mani basse, fine del discorso. E non è un modo di dire: quando abbiamo deciso di comprare casa a Imperia, lei non ha avuto un attimo di esitazione, la casa la voleva a Oneglia. E quando Emma decide una cosa, c'è poco da fare. Non gliel'ho insegnato io, attenzione: è una cosa sua, se l'è scelta. È la piazza San Giovanni col mercato e il pane, è la calata dove scendiamo la sera, è la sua idea di casa. Le parli di Porto e fa spallucce: bello eh, ma Oneglia è Oneglia.

E forse è giusto così. Le città le decide chi le vive, non i decreti del 1923. Mussolini avrà pure fuso i comuni e inventato un nome, ma non è riuscito a fondere il cuore della gente, e per fortuna. Oneglia resta Oneglia, Porto resta Porto, e in mezzo scorre ancora l'Impero, che continua a dividere e a unire allo stesso tempo, esattamente come fa da sempre.

Quando venite, fatevi un giro tutti e due. E qui sta il vostro vantaggio: noi imperiesi siamo condannati a scegliere da che parte stare, voi no. Voi potete godervele entrambe, senza sensi di colpa. Scendete in calata a Oneglia per il pesce e l'aperitivo, e salite al Parasio a Porto per perdervi nei caruggi al tramonto. Poi, alla fine, vi fate la vostra idea su chi vince — o non ve la fate affatto, che forse è la mossa più furba. Io la mia ce l'ho, ma do retta a Emma: a mani basse, Oneglia.

Dove trovarlo

  • Il Parasio (Porto Maurizio)
    Il borgo medievale di Porto, un dedalo di caruggi che sale a spirale fino al Duomo di San Maurizio, la chiesa più grande della Liguria. Quasi tutto pedonale, vista mare a ogni svolta. La cosa più bella di Porto, e lo dice un onegliese.
    Parasio, Porto Maurizio (Imperia)
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.