C'è una cosa che mi diverte sempre, quando porto qualcuno a Nizza per la prima volta partendo da casa: l'idea che sia chissà quale spedizione. In realtà è una gita di giornata, di quelle che decidi a colazione e sei lì per pranzo. Da Oneglia il confine è dietro l'angolo, e una volta passato Ventimiglia sei già in Costa Azzurra.
Per me Nizza, poi, è molto più di una gita. Da ragazzino voleva dire vacanza, quella vera: a casa mia i grandi viaggi non ce li potevamo permettere, ma Nizza, a un'ora da Imperia, ti immergeva in tutto quello che cerchi quando parti — gente diversa, lingue diverse, prima del Duemila perfino una moneta diversa. Cose che a casa non potevi fare. Eri in vacanza senza prendere un aereo. Da ventenne è diventata un'altra cosa ancora: scendevo da Milano quasi ogni weekend, e il venerdì e il sabato sera, con Claudio — un altro amico fraterno — l'unica domanda era "Montecarlo o Nizza?". E ti confido una cosa che pochi sanno: se sai dove andare e cosa fare, lì una serata costa meno che ballare in Italia. A Nizza, poi, ci vive Simone, il portiere della mia squadra di pallanuoto, uno con cui ho diviso le serate della giovinezza tra la Marina — così noi imperiesi chiamiamo Borgo Marina — e Diano. Per questo, quando ci torno, non è mai solo turismo: è un pezzo della mia vita che continua di là dal confine.
Partiamo dai conti, che è la cosa che a me interessa di più e che nei depliant non trovi mai. In treno non c'è un diretto: si cambia a Ventimiglia. Da Imperia ci metti sui tre quarti d'ora a scendere fino al confine, poi prendi il regionale francese, il TER, che da Ventimiglia a Nice-Ville fa più o meno cinquanta-cinquantacinque minuti. In tutto, cambio compreso, conta un'ora e tre quarti, un'ora e cinquanta. Il biglietto Ventimiglia–Nizza costa pochi euro, intorno ai dieci a tratta, e i treni passano spesso, più o meno ogni ora. È il modo che preferisco: scendi a Nice-Ville e in un quarto d'ora a piedi sei sul mare, senza pensare alla macchina.
Se invece vai in auto, sono poco più di settanta chilometri lungo l'autostrada, un'ora-un'ora e un quarto se il traffico è clemente (d'estate, sul confine, non sempre lo è). Il nodo vero è il parcheggio. A Nizza lasciare la macchina per la giornata ti costa sui venticinque-trenta euro nei garage del centro; molti silos ti regalano la prima ora, ma per una gita serve tutto il giorno, quindi mettilo in conto. Una furbata che vale la pena conoscere: la domenica e nei giorni festivi la sosta su strada è gratis. Se ci vai di domenica, e trovi posto lungo i viali, risparmi parecchio.
Ma la mossa più furba, in auto, è un'altra: non entrare nel centro. Lasci la macchina in uno dei parcheggi di scambio in periferia — qui si chiamano ParcAzur — e prendi il tram. Nizza ha tre linee moderne (la T1 e la T2 sono le più utili) che tagliano la città in modo rapido e semplice, e il parcheggio è gratis se fai un biglietto andata e ritorno dei mezzi in giornata. Niente traffico, niente caccia al posto: scendi dal tram e sei già in centro.
Una parola sul confine, perché qualcuno ancora se lo chiede: si passa senza fermarsi, siamo in Europa, basta la carta d'identità in tasca. Capita di trovare la polizia francese che controlla, soprattutto in treno, ma è roba di un attimo.
Arrivato, la prima cosa che ti prende è la Promenade des Anglais. È il lungomare, lungo chilometri, con quelle famose sedie blu rivolte verso l'acqua. Si chiamano così, le "chaises bleues", e sono diventate il simbolo della città: ti siedi, guardi la Baie des Anges che si apre in quella curva perfetta, e capisci perché gli inglesi del Settecento venivano a svernare qui. Una cosa da sapere e da non sottovalutare: la spiaggia non è di sabbia, è di ciottoli. Grossi, tondi, scomodi da camminare a piedi nudi. Portati le ciabatte da scoglio se vuoi fare il bagno, che noi del Ponente queste cose le capiamo al volo.
Le sedie blu della Promenade des Anglais affacciate sulla Baie des Anges e sulla spiaggia di ciottoli
Poi però lascia il mare e infilati nella Vieux Nice, la città vecchia. Qui mi sento a casa, e non per modo di dire: sono caruggi stretti, alti, con i panni stesi e le facciate gialle e rosse, identici nello spirito ai vicoli di Oneglia, solo più grandi e più chiassosi. Ti ci perdi apposta. Sbuchi su piazzette improvvise, trovi botteghe, gelaterie, il profumo di roba fritta.
Un caruggio della Vecchia Nizza, stretto e alto, con le facciate gialle e rosse e i panni stesi
E nel cuore della città vecchia c'è il Cours Saleya, il mercato. La mattina è una meraviglia: da una parte i banchi del cibo, frutta, verdura, olive, formaggi, spezie; dall'altra il mercato dei fiori, che a Nizza è un'istituzione e tira fuori colori che non ti aspetti. Va da martedì a domenica (la domenica chiude presto, verso l'ora di pranzo); il lunedì invece cambia faccia e diventa mercato dell'antiquariato, banchi di robe vecchie e curiosità. D'estate, la sera, ci spuntano i banchetti degli artigiani. Sapendolo, scegli il giorno giusto per quello che cerchi.
I banchi di frutta e verdura del mercato del Cours Saleya, sotto le tende a righe, nel cuore della città vecchia
E qui arriva la cosa che mando a chiunque ami la nostra farinata. Al Cours Saleya, e in giro per la città vecchia, trovi la socca. È una sottile sfoglia di ceci cotta su una grande teglia di rame nel forno a legna, croccante fuori e morbida dentro, servita rovente, spezzata a pezzi e pepata. Ti suona familiare? Dovrebbe. È la stessa identica cugina della nostra farinata: nasce dalla stessa idea genovese, ha solo cambiato nome passando il confine. Al banco di Chez Thérésa, sul Cours Saleya, la fanno dal 1928, e costa pochi euro a porzione. Provala e poi dimmi se non è esattamente la nostra, parlata in francese. Per me è la prova che il Ponente e la Costa Azzurra sono la stessa terra, divisa da una linea sulla carta.
Se ti resta voglia di camminare, sali sulla Colline du Château, la collina del castello, in fondo alla città vecchia. Del castello vero non c'è quasi più nulla, ma non è per quello che si sale: è per la vista. Da lassù ti tieni in una mano tutta la Baie des Anges, la curva della Promenade, i tetti rossi della città vecchia e dall'altra parte il porto. Si sale a piedi per una bella scalinata, oppure c'è un ascensore gratuito vicino alla torre Bellanda che ti porta quasi in cima senza fatica. Il parco è gratis e d'estate è aperto fino a sera.
E se ti fermi verso sera — cosa che, viste le mie premesse, non posso che consigliarti — il centro di Nizza cambia pelle. Oltre alla spiaggia, la città vecchia e i viali sono pieni di bar dove fare l'aperitivo, spesso con l'happy hour, che più tardi si trasformano in disco-pub: si passa dal bicchiere al ballo senza spostarsi, e se ti piace il genere è il posto giusto. Io, in pre-serata, andavo quasi sempre a cena in un ristorante indiano del centro — il nome, lo confesso, non me lo ricordo più, ma il rito con Claudio era quello: una cena diversa dal solito, e poi fuori a vedere dove finiva la notte.
Devo dirti l'unica cosa scomoda, che è poi sempre la stessa: d'estate Nizza è piena. Tanta gente, code, sedie blu occupate, ristoranti pieni. Vacci la mattina presto, prenditela con calma fino al primo pomeriggio, e tieni d'occhio l'orologio per il treno del ritorno. Una giornata basta e avanza per Promenade, città vecchia, mercato, collina e una socca. Il resto, lo tieni per la prossima.