Il Parasio si fa a piedi e basta. È un dato di fatto, non una scelta romantica: le macchine, salvo i residenti, restano fuori, e dentro ci sono solo caruggi, scalinate e qualche piazzetta dove a malapena gira una bici. Il modo giusto di affrontarlo è arrivarci verso le sei, sette di sera d'estate, quando il sole comincia a calare e la pietra delle case prende quel colore caldo che di giorno non ha. Di mattina il borgo è bello ma piatto, alla luce piena; al tramonto si accende. Vi consiglio di salire da Porto Maurizio basso, dalle parti del Duomo, e di lasciarvi semplicemente portare in su, perché qui è impossibile sbagliare strada: tutte le vie, prima o poi, salgono.
E salgono in un modo preciso. Il Parasio è costruito a spirale. Non è un disegno fatto per stupire i turisti del Duemila, è difesa pura: borgo arroccato sul promontorio, una strada principale che gira intorno alla collina avvitandosi verso l'alto, e i caruggi trasversali che la tagliano. Chi attaccava il borgo si trovava a girare in tondo, sempre più stretto, sotto le case. Oggi quella spirale è solo una cosa bellissima da camminare: ti accorgi che stai salendo solo perché il mare, ogni tanto, riappare in fondo a un vicolo, sempre un po' più basso e più largo di prima.
I tetti del Parasio che scendono a spirale verso il mare, visti dall'alto
In cima c'è il Duomo di San Maurizio, ed è il motivo per cui la gente sale anche solo per una foto. È la chiesa più grande della Liguria, e non è un modo di dire da depliant: sono numeri. Circa settanta metri per quaranta, tremila metri quadri, una facciata neoclassica che ti arriva addosso quando sbuchi dai vicoli stretti ed è tutto un altro mondo. La costruirono tra il 1781 e il 1838 su progetto di Gaetano Cantoni, in pieno gusto neoclassico, colonne, timpano, scaloni. Dentro è ancora più impressionante: tre navate, un centinaio di colonne corinzie, la cupola che dentro arriva a oltre trenta metri. La lanterna in cima sfiora i cinquanta metri da terra, ed è il punto che si vede da mezza Imperia, anche da casa nostra a Oneglia.
La facciata neoclassica del Duomo di San Maurizio, con il campanile e le statue
Una cosa onesta la dico: il Duomo, così com'è, è uno schiaffo di grandezza, ma non è il pezzo più antico del Parasio. È ottocentesco, ricco, costruito per dire al mondo quanto contava Porto Maurizio quando il mare faceva guadagnare. Il borgo medievale vero sono i vicoli intorno, gli archi che scavalcano la strada, i portali in pietra, gli orti pensili che spuntano dietro un muro. Il Duomo è la corona; il borgo è la testa che la porta. A me piacciono tutte e due, ma se avete poco tempo, la cosa da non perdere non è la chiesa: è perdersi nei caruggi sotto.
E qui arrivo al posto che amo di più, quello per cui torno: le Logge di Santa Chiara. Stanno sul retro del convento delle Clarisse, affacciate sul vuoto. È un porticato lungo, ad archi, costruito nel 1713 sui bastioni e sulle vecchie mura del borgo, e quando ci arrivi capisci subito perché lo fecero proprio lì: sotto non c'è niente, solo il mare, a picco. Cammini sotto le arcate e da una parte hai la pietra del convento, dall'altra il golfo aperto. È il posto dove le coppie vengono a scambiarsi promesse — innocenti, s'intende — perché con quella vista di mare davanti viene naturale, e di colpo la cosa si fa più seria di quanto si fosse messo in conto. Al tramonto, con la luce che entra di taglio tra un arco e l'altro, è il punto più bello di tutta Imperia, e questo lo dico da onegliese, che già è una concessione (sulla questione Oneglia contro Porto ci ho scritto un pezzo a parte, non mi ripeto qui).
Le Logge di Santa Chiara: il lungo porticato ad archi del convento, in cima al Parasio, a picco sul mare
Il convento dietro le logge è vero, abitato, non un museo. Le Clarisse di clausura sono lì dal 1365, donne che hanno scelto di non uscire più, e dietro quel muro ci sono ancora oggi. Mi fa un certo effetto pensarci: tu sei sulle logge a goderti il panorama più aperto della città, e a due metri da te c'è chi ha deciso di rinunciare a guardarlo. Le logge le fecero affacciare verso fuori; loro vivono verso dentro. D'estate, certe sere, sotto quegli archi fanno dei concerti, i "Concerti delle logge", e ascoltare musica lì, col mare nero davanti, è una di quelle cose che a Imperia capitano e te le ricordi.
E ogni tanto le logge diventano il palco di idee belle. Nel 2019, per dire, il fotografo Settimio Benedusi ci ha organizzato "La cena del silenzio": un unico tavolo da cento coperti allestito sotto gli archi, rivolto al mare, una cena consumata in silenzio, con un concerto al pianoforte e una parte dedicata ai profumi. Non era un capriccio d'artista: l'incasso serviva a restaurare le logge stesse, che ne avevano bisogno. Andò esaurita, e quelle pareti tornarono come nuove. È il genere di cosa che qui, ogni tanto, succede — e che ti fa capire quanto questo posto sia amato.
Girando per il borgo, alzate ogni tanto la testa. I palazzi nobiliari ci sono ancora, anche se molti non si visitano: Palazzo Strafforello, Palazzo Gandolfo, Palazzo Littardi, portali di pietra, qualche affresco dietro le persiane chiuse. Porto Maurizio, prima che il mare smettesse di rendere, era roba di armatori e famiglie ricche, e si vede. Non è un borgo finto-povero da cartolina: era benestante, e ne ha conservato l'ossatura.
Due avvertenze pratiche, perché preferisco dirvele io. La prima: si sale, e si sale parecchio, scalinate comprese. Scarpe comode, e se fa caldo prendetela con calma, all'ombra dei vicoli. Ma se la salita proprio non vi va — magari avete appena passato il pomeriggio in spiaggia a Borgo Marina, qui sotto — c'è la scorciatoia che pochi turisti conoscono: due ascensori pubblici. Il primo vi porta dal borgo su all'Aurelia, il secondo da lì fino al Parasio. Salite comodi, niente scuse, e poi godetevi la discesa a piedi, che è la parte più bella: giù per i caruggi, con il mare che si allarga a ogni svolta. La seconda: il Parasio è soprattutto da camminare e da guardare, non è pieno di bar e negozi. Qualche locale c'è, ma è un quartiere residenziale e tranquillo, non una via dello struscio. Se cercate movimento, quello è giù in calata a Oneglia o sul lungomare di Porto. Quassù si viene per il silenzio, la pietra e gli scorci.
Da casa nostra ci si arriva in dieci minuti di macchina. Il mio consiglio è di unirlo a una cena giù a Porto Maurizio o al ritorno verso Oneglia: salite con la luce del pomeriggio, restate sulle logge per il tramonto, e scendete con le prime luci accese. Il Parasio, di sera, è una di quelle cose che ti fanno capire perché, dopo vent'anni, a questa città non riesco a togliermi dalla testa.