C'è un posto, qui a Imperia, che ha un nome che spiega tutto da solo: l'Incompiuta. Lo chiamano così da prima che nascessi io. Ed è uno di quei nomi che a furia di usarli diventano affettuosi, ma che in fondo raccontano una cosa che mancava. Una strada a mare, attorno a Capo Berta, che doveva collegare la nostra città a Diano Marina e che per decenni è rimasta lì: pezzi aperti, pezzi chiusi, cancelli, cartelli di divieto, frane. Bellissima e inutilizzabile insieme.
Imperia vista dal mare: Porto Maurizio e Oneglia distesi sull'acqua, con il colle alle spalle
La novità è che da pochi giorni non è più incompiuta. L'hanno inaugurata sabato 20 giugno 2026, con il taglio del nastro alla Galeazza e una pedalata inaugurale. Il sindaco Scajola, che di s-fortuna con questa strada ne ha vista parecchia come tutti i suoi predecessori, l'ha ribattezzata con una battuta che qui è già diventata un tormentone: l'IM-Compiuta. Scemenza simpatica, ma rende l'idea di quanto pesasse quel nome. Scrivo questo pezzo il giorno dopo, e devo ammettere che fa un certo effetto: una cosa che davo per perennemente "in arrivo" adesso si può fare e basta.
La pedalata inaugurale lungo il nuovo tratto attorno a Capo Berta: il mare a sinistra, il costone con le reti paramassi a destra
Per capire perché qui è quasi una festa, serve la storia. E la storia è lunga, perché l'idea di una strada a livello del mare attorno a Capo Berta è vecchissima. Si fa risalire addirittura all'epoca napoleonica: pare che già allora ci fosse l'idea di un passaggio lungo la costa, e che durante la Prima guerra mondiale dei prigionieri austriaci avessero scavato uno stretto sentiero a pelo d'acqua. Poi, negli anni Sessanta, ci prova l'Anas sul serio. Doveva diventare la Strada Statale 449, una strada per le auto. La aprono al traffico all'inizio degli anni Settanta e nel giro di pochi mesi la chiudono: dal costone di Capo Berta cadevano massi sulla carreggiata, e per una statale era un problema senza soluzione facile. Da lì in poi, decenni di limbo. Ed è qui che l'Incompiuta è diventata quello che è stata per noi: la nostra versione in scala del ponte sullo stretto. Lo spot elettorale perfetto, la promessa che torna a ogni campagna — la finiamo noi! — e che a campagna finita resta lì com'era. Con una differenza che oggi mi fa sorridere: di quei due grandi incompiuti d'Italia, almeno uno, il nostro, alla fine ce l'ha fatta.
Nel 1994 la riclassificano come strada ciclo-pedonale e nel 2001 passa in gestione alla Provincia. Negli anni l'hanno aperta e richiusa più volte, sempre per ragioni di sicurezza: bastava una mareggiata o una verifica non andata in porto e tornavano i cancelli. E proprio quei cancelli, per noi ragazzi, erano un richiamo: l'Incompiuta sapeva di leggenda, e spingersi oltre la sbarra che chiudeva la strada era l'assaggio del proibito, l'avventura a due passi da casa. Chi ci è andato negli anni buoni se la ricorda così: un nastro d'asfalto sgangherato, l'odore della salsedine, il mare a destra che ti sembra di poterlo toccare, e quella sensazione un po' irreale di camminare dentro un'opera mai finita. Onestamente, era anche questo il suo fascino: era selvatica, vuota, fuori dal tempo.
Quello che hanno completato adesso è l'anello mancante: il pezzo che mancava per andare da Imperia fino a Diano Marina senza interruzioni, sui circa quattro chilometri che girano intorno a Capo Berta. Hanno messo in sicurezza il muro verso monte, sistemato il fondo, aggiunto aree di sosta, panchine, qualche pannello e l'illuminazione. Nei numeri che girano si parla di un investimento attorno agli 11 milioni per questo tratto, tra fondi PNRR, statali e regionali, e di altri 10 milioni già stanziati per il triennio 2026-2028 per il consolidamento definitivo del muro di sottoscarpa e le difese a mare. Tradotto: i lavori grossi sulla parte più delicata non sono finiti del tutto, e non voglio vendervela come se fosse tutto sigillato per sempre — su una costa così, con la roccia che lavora, la manutenzione sarà per sempre. Ma il collegamento, quello che mancava da una vita, adesso c'è.
E c'è una cosa più grande, che a me piace molto. Questo tratto chiude un buco in un percorso ben più lungo: la Ciclovia Tirrenica nel ramo Riviera dei Fiori, la ciclabile di circa 45 chilometri lungo il mare da Ospedaletti ad Andora. Vuol dire che da qui, in bici o a piedi, ti puoi muovere lungo la costa per un bel pezzo senza dover salire sull'Aurelia a litigare con le auto. Per chi viene a stare da noi è un regalo: lo dico da uno che la macchina, in vacanza, la lascerebbe ferma volentieri.
E con questa strada, a essere sincero, ho un conto in sospeso. Da ragazzo, alle superiori, la mia compagnia era a Diano Marina, e ci andavo praticamente ogni giorno: in bici, passando per Capo Berta sull'Aurelia. È una salita insidiosa, e in sella pure pericolosa, con le auto che ti sfiorano in curva. Divertente lo era, soprattutto al ritorno, giù in discesa col vento in faccia — ma col senno di poi una bella dose di incoscienza. Oggi a Diano un ragazzo ci arriva in sicurezza e in fretta, in bici o anche a piedi, senza spartire l'asfalto con le macchine. E se penso a cosa avrei dato per averla io, quella strada, ai tempi della compagnia di Diano, capisco da solo che regalo è.
Il monumento alla Milano-Sanremo in cima a Capo Berta, con i busti dei campioni e l'albo d'oro della corsa
Una nota onesta, perché qui non vi racconto cartoline. Ombra, su quel tratto, ce n'è poca: è esposto a mezzogiorno, quindi d'estate andateci la mattina presto o verso sera, con acqua e un cappello. La salita verso Capo Berta non è da Tour de France ma nemmeno una passeggiata in piano: con i bambini piccoli o un passeggino, mettete in conto fatica. E trattandosi di un'opera appena consegnata, può darsi che nelle prime settimane qualche tratto venga chiuso a singhiozzo per gli ultimi ritocchi — informatevi prima di partire. Detto questo: per noi che abitiamo qui, vedere finalmente percorribile una strada che si chiama "Incompiuta" è una di quelle piccole soddisfazioni che non ti aspetti più. Se passate dalla casa, è una gita che vi consiglio: partite da Imperia all'alba, fatevi tutto il giro di Capo Berta, e scendete a Diano per la colazione. Volendo poi, allungando dalla parte opposta, si arriva fin verso il borgo di Cervo.
Il lungomare di Diano Marina al tramonto, con Capo Berta che chiude il golfo all'orizzonte