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Stella
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Il Monte Calvario, Imperia vista da sopra

La salita al santuario di Santa Croce e il panorama sul golfo, soprattutto al tramonto

Il Monte Calvario non è un posto turistico, e forse è per questo che ci sono affezionato: niente targhe, niente biglietti, pochi che lo conoscono. Eppure è uno di quei posti che, se ci sali, ti lasciano qualcosa dentro. Quando da bambino mi chiedevano "dov'è Imperia dall'alto?", la risposta era sempre la stessa: il Monte Calvario. È una collinetta isolata che sta a ovest di Porto Maurizio, e per i miei genitori era la gita della domenica mattina quando il mare era troppo freddo per la spiaggia. Da ragazzo, poi, al Calvario ci salivo in bici. È una salita corta ma micidiale, ripidissima, di quelle che ti tolgono il fiato in pochi tornanti: arrivare fino in cima senza mettere mai i piedi a terra era il traguardo, una piccola sfida con me stesso, e la vista lassù era il premio. Di quegli anni mi porto dietro anche ricordi più dolci e intimi, legati a questo posto, che però tengo per me: certe cose è giusto restino dove sono successe.

Il posto si chiama Monte Calvario ma in origine era il Monte Gagliardone. Cambiò nome alla fine del Seicento per via di un prete, Bartolomeo Bruno, che era tornato da un viaggio in Terrasanta e — racconta la storia — aveva portato con sé una zolla di terra da Gerusalemme e l'aveva sepolta proprio quassù. Nel 1690 ci fu costruito il santuario di Santa Croce, che poi passò a una confraternita la quale, tra le altre cose, si occupava di riscattare i marinai catturati dai pirati barbareschi. Roba che ti fa capire che tipo di mare avevano davanti, quassù, tre secoli fa.

La salita vera, quella bella, parte dal basso. Si lascia l'auto verso il Borgo Foce, il quartiere a ovest di Porto Maurizio, e si prende la mulattiera che sale accanto alla chiesa di San Benedetto Revelli. È una di quelle stradine in pietra che qui chiamiamo crêuze, strette, in salita, in mezzo agli olivi e alla macchia. Lungo il percorso ci sono le edicole di una Via Crucis: piccole cappelline in muratura, una dopo l'altra, che ti accompagnano fino in cima. Non è una salita massacrante, una mezz'oretta a passo umano, ma è in pendenza e d'estate alle tre del pomeriggio la sconsiglio a chiunque.

Qui devo essere onesto, perché non voglio mandarvi su pensando di trovare un giardino curato. La mulattiera è trascurata. Lo scrivevano anche i giornali locali l'anno scorso: erbacce e rovi che invadono la strada in più punti, pietre sconnesse su cui guardare dove si mettono i piedi, qualche graffito, e di sera l'illuminazione è scarsa o assente. È un peccato, perché il luogo meriterebbe molto di più. Se andate con scarpe da ginnastica e un minimo di attenzione non succede niente, ma con il passeggino o le infradito lasciate perdere la mulattiera. In quel caso si può salire anche in auto, dalla parte alta (uscita Imperia Ovest, poi via Nizza e su per le stradine verso il Monte Gagliardone), e parcheggiare vicino al prato. Si perde la poesia della crêuza, ma la vista è la stessa.

E la vista è il motivo per cui ci si va. In cima c'è un prato verde attraversato da camminamenti di ciottoli, con dei cipressi alti e scuri intorno al santuario che danno al posto un'aria un po' sospesa, quasi da quadro. Da lassù il Parasio, il centro storico di Porto Maurizio arrampicato sul suo promontorio, lo vedi da un angolo che dal basso non capita mai: da nord-ovest, con i campanili del Duomo che spuntano sopra i tetti e il blu del mare dietro. Spostando lo sguardo verso est si apre tutto il golfo, con Oneglia distesa in fondo e le pendici di Capo Berta che chiudono la scena dall'altra parte. Nelle giornate terse, dopo il maestrale, l'aria è così pulita che la costa sembra disegnata col righello.

L'ora giusta è il tramonto, su questo non ho dubbi. Le case del Parasio, già di per sé color pastello, verso sera prendono una luce rosata, e quando cala il buio cominciano ad accendersi le luci tra i carrugi. È lo stesso golfo che si vede dal basso facendo la passeggiata degli Innamorati, ma ribaltato, visto da sopra invece che dal pelo dell'acqua, e fa un effetto completamente diverso. Portatevi una felpa anche d'estate, perché lì in cima tira sempre un po' d'aria.

Un'ultima cosa, se vi interessa la parte storica. Il santuario e il piccolo Museo delle Confraternite non sono sempre aperti: in genere la prima domenica del mese, la mattina, oppure su appuntamento. Dentro ci sono altari intarsiati di marmi e qualche opera d'arte di un certo valore. Ma anche se trovate tutto chiuso — capita spesso — non importa: quello che si viene a prendere quassù è fuori, è il prato, i cipressi e quel pezzo di costa che da nessun'altra parte vedete così. Da casa nostra sono pochi minuti di auto, e se cercate un posto da Porto Maurizio e i suoi carrugi per chiudere una giornata, è quello che vi consiglio per primo.

Dove trovarlo

  • Monte Calvario
    L'altura sopra Porto Maurizio con il prato, i cipressi e il belvedere sul golfo. Ci si sale a piedi dalla mulattiera (Borgo Foce, accanto alla chiesa di San Benedetto Revelli) o in auto fino alla parte alta.
  • Santuario di Santa Croce
    Il santuario in cima al monte, fondato nel 1690. Con il Museo delle Confraternite, in genere visitabile la prima domenica del mese al mattino o su appuntamento.
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.