Quando uno sente "guida Michelin", spesso si immagina tutta un'altra cosa: il tovagliato pesante, il sommelier che ti corregge la pronuncia, il conto che arriva su un vassoietto e ti fa venire un colpo. L'Osteria Didù, a Porto Maurizio, è la prova che la Michelin può essere anche un'altra cosa. È una guida Michelin alla mano. E per me, da local, è proprio questo il bello.
Sta in via Cascione, una delle vie più belle di Porto, quella pedonale che corre in mezzo ai palazzi del centro storico. La trovi al numero 70, e la posizione te la ricordi facile: è di fronte al Teatro Cavour, il vecchio teatro di Porto Maurizio. Ti siedi nella veranda davanti, hai il teatro davanti agli occhi e il via vai tranquillo della via pedonale intorno. Già così, prima ancora di ordinare, sei nel posto giusto.
Una Michelin che non ti mette soggezione
L'Osteria Didù è nella guida Michelin con il Bib Gourmand, che — per chi non mastica il gergo — è il riconoscimento che la guida dà ai posti dove si mangia bene e si spende il giusto. Non è la stella, è un'altra cosa: è il bollino della cucina onesta a prezzo onesto. Ed è esattamente quello che è Didù.
Perché qui dentro non c'è niente di costruito per impressionare. È un'osteria: piccola, una sala sola, poche tavole, le pareti chiare con i fiori disegnati, i ripiani con le bottiglie sul fondo. Il padrone è Omar, che dietro le spalle ha anni di cucina — ha lavorato anche sulle barche, in giro per il Mediterraneo — e che oggi sta lì, in mezzo alla sala, a mandare avanti il suo posto. Non è il ristorante della grande occasione. È il posto dove ci vai una sera qualsiasi e mangi una cosa fatta come si deve.
Una cosa, da onegliese, la dico subito. Didù è a Porto Maurizio, e io ci vado lo stesso, volentieri. Della vecchia rivalità tra Oneglia e Porto vi ho già raccontato, ma davanti a un piatto fatto bene certi confini contano poco. E questo, di piatti fatti bene, ne sforna parecchi.
La sala dell'Osteria Didù: poche tavole, le pareti chiare coi fiori disegnati e i ripiani delle bottiglie sul fondo. Dietro al banco, Omar.
La terra e il mare nello stesso menu
E qui arrivo alla cosa che mi piace di più di Didù, quella che secondo me racconta meglio cos'è davvero la cucina ligure.
Qui la terra e il mare stanno nello stesso menu. Senza chiederti di scegliere. È una cosa che ai forestieri sfugge, ma in Liguria è la normalità: noi siamo una terra stretta tra il mare e la montagna, e la nostra cucina prende da tutti e due. Sale dal porto e scende dalle valli, e si incontra nel piatto. Da Didù questa cosa la vedi chiara, perché ci trovi le due anime una accanto all'altra.
Dal mare, le cozze ripiene — quelle col ripieno saporito e il pangrattato, un classico che da queste parti sanno fare e che da Didù è uno dei piatti per cui la gente ci torna. E le acciughe, il pesce povero del Ponente, e il brandacujun, lo stoccafisso mantecato che è uno dei simboli di Imperia.
Dalla terra — e qui mi si allargano gli occhi — i ravioli di borragine al tocco. Sono ravioli fatti in casa, ripieni di borragine, l'erba selvatica che cresce qui e che entra in mezza cucina ligure, conditi con il tocco, il sugo di carne di tradizione. È un piatto di terra puro, di quelli che racconto quando parlo di dove mangiare di terra e dell'entroterra che sale dietro la costa. E te lo ritrovi qui, a due passi dal porto, sullo stesso menu delle cozze. Questo è il bello della Liguria, ed è il motivo per cui un posto così mi piace: non ti fa scegliere tra il mare e i monti. Te li mette tutti e due nel piatto.
Un altro angolo della sala, coi tavoli apparecchiati davanti alla finestra sulla via pedonale.
Materie prime di qui, di stagione
L'altra cosa che fa la differenza è quello che c'è dentro i piatti. Omar lavora con materie prime locali e di stagione: pesce del Ponente quando il mare lo dà, verdure e prodotti delle valli qui dietro. Vuol dire che il menu non è uguale tutto l'anno — cambia con quello che c'è — e vuol dire che quando una cosa esce dalla cucina è perché in quel momento è buona davvero.
È la stessa filosofia che trovi nelle osterie serie di qui: si compra quello che il giorno offre, e lo si cucina semplice. Niente piatti costruiti per la foto, niente carta lunga uguale dodici mesi su dodici. La materia prima buona, trattata con rispetto. Per me è l'unico modo di fare cucina di territorio che abbia senso, e Didù lo fa con la naturalezza di chi non deve dimostrare niente.
Come ci si va
Qualche dritta pratica, da chi ci tiene a non mandarvi a sbattere.
L'Osteria Didù è chiusa il martedì: segnatevelo. È un posto piccolo, di pochi coperti, e ormai conosciuto — la Michelin si fa sentire — quindi prenotate, e prenotate per tempo, soprattutto d'estate. Si fa per telefono. E mettete in conto che è un'osteria, non una mensa: ci si va per sedersi e godersela con calma, non per il mangia-e-scappa.
Da Stella sul Mare è una cosa da poco. Oneglia e Porto Maurizio sono i due lati della stessa città, separati solo dal torrente: prendete la macchina, o anche solo la passeggiata sul lungomare se avete voglia di camminare, e in pochi minuti siete in via Cascione. Se prima vi va un giro, di Porto Maurizio vi ho già raccontato: fatevi la salita al Parasio, scendete in centro, e chiudete la serata a tavola da Didù.
Una guida Michelin che non ti mette soggezione, la terra e il mare nello stesso menu, in mezzo ai palazzi di Porto davanti al teatro. Se volete capire cos'è la cucina ligure vera — quella che non sceglie tra il monte e il mare — qui siete nel posto giusto.
Dove trovarlo
- Osteria ligure di tradizione in pieno centro a Porto Maurizio, in via Cascione, di fronte al Teatro Cavour. Nella guida Michelin (Bib Gourmand). Cucina di terra e di mare con materie prime locali e di stagione: cozze ripiene, ravioli di borragine al tocco, acciughe, brandacujun. Pochi coperti, chiuso il martedì, conviene prenotare.Via Felice Cascione 70, Imperia (Porto Maurizio)
