C'è l'entroterra che vedi dalla costa, una linea di colline dietro le case, e c'è quello vero, che devi andarti a cercare risalendo le valli. Quello con i muretti a secco, gli ulivi terrazzati, i borghi di pietra dove la strada si stringe e il navigatore comincia a sudare. Dolcedo è uno di quei posti, e lì, da queste parti, ti mando per una cosa precisa.
Dolcedo sta su, nella Valle Prino, una quindicina di minuti dietro Imperia. È un borgo antico, di quelli con il ponte medievale — il ponte dei Cavalieri di Malta, del 1292, una schiena d'asino di pietra che scavalca il torrente come fa da settecento anni. Caruggi, una piazza, l'odore di legna d'inverno. Il Ponente che i turisti spesso si perdono, perché restano giù al mare.
Il ponte medievale in pietra di Dolcedo scavalca il torrente Prino, sotto il campanile e le case del borgo.
E a Dolcedo c'è il Frantoio Benza. Famiglia di frantoiani dal 1853: cinque generazioni che fanno olio di taggiasca, quello delicato e poco amaro che è il nostro. Vai, ti accolgono, assaggi, compri diretto — e di solito a latta, che è il modo giusto di comprare l'olio buono da queste parti. Se cerchi una garanzia, c'è la DOP «Riviera Ligure». Te ne ho già parlato dove ti raccontavo dove comprare l'olio: Benza è uno dei nomi, quello un po' più «civilizzato», con l'accoglienza pensata anche per chi arriva da fuori.
La famiglia Benza alla raccolta delle olive in una foto d'epoca: un frantoio dal 1853, cinque generazioni.
Olio extravergine di taggiasca e olive della Riviera, su un tagliere di ulivo: l'oro verde del Ponente.
Ma il motivo per cui gli dedico un pezzo tutto suo non è solo l'olio.
Me l'ha ricordato un amico che di queste cose se ne intende sul serio, uno di quelli con cui basta dire «sono andato da Benza» perché parta la lista. Perché Benza non è solo frantoio: è anche conserve, e lì sta la chicca. Il patè d'olive e le olive denocciolate di taggiasca sono buonissimi — quel sapore tondo, un po' dolce, che la taggiasca ha e basta. Ma la cosa che mi ha detto di non saltare per nessun motivo sono le zucchine trombette in agrodolce, croccanti: «un antipasto della madonna», parole sue, e quando uno parla così di un vasetto vuol dire che è roba seria. È un prodotto veramente ligure, di quelli che giù in pianura non sai nemmeno che esistano.
Le trombette, poi, qui sono una piccola ossessione di famiglia: Emma le adora, quelle lunghe e chiare dell'orto. Trovarle messe in agrodolce, croccanti, da aprire d'inverno quando l'estate è un ricordo, è una di quelle cose che ti fanno capire come funziona la cucina di qui: niente si butta, tutto si conserva, e ogni stagione lascia un vasetto per quella dopo.
Sono onesto come lo è stato lui con me: hanno anche le melanzane e i peperoni sott'olio, e sono buoni. Però, diciamolo, sul podio delle melanzane sott'olio in Italia c'è una concorrenza feroce, e quello è un gradino difficile da scalzare. La taggiasca, il patè, le trombette: lì invece giocano in casa, e vincono.
Ecco perché Benza, per me, è più di un frantoio. È una scusa per salire a Dolcedo, vedere il ponte, fare due passi nei caruggi, e tornare giù con il bagagliaio che profuma di olio e di Liguria. È l'entroterra vero, quello che non si vede dalla spiaggia.
I caruggi e la piazza di Dolcedo, con l'arco del Municipio e il campanile che svetta sulle case colorate.
Se sei a Stella sul Mare e una mattina hai voglia di alzarti dal mare, fai così: sali a Dolcedo, fermati da Benza, fatti riempire una latta d'olio e prenditi un vasetto di trombette in agrodolce, il patè e le olive. Poi vai a vedere il ponte, e capisci da solo perché il Ponente vero comincia dove finisce la costa. E se ti serve sapere dove altro comprare l'olio, o da dove arriva la taggiasca, te l'ho già raccontato.