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Stella
Ricette3 min di lettura

Lo stoccafisso all'onegliese

Il piatto-bandiera del quartiere: cipolla, pinoli e noci, patate e olive taggiasche, e tanta pazienza

Ingredienti
per 4 persone
Porzioni
4 persone
Preparazione
30 min (più l'ammollo)
Cottura
2 ore e mezza
Difficoltà
Media

C'è un piatto che a Oneglia non si discute. Lo trovi sulle tavole della domenica, lo trovi alla festa del patrono, lo trovano i nostri vecchi ogni volta che vogliono dire "questo è di casa nostra". È lo stoccafisso all'onegliese, e se c'è una ricetta che racconta il quartiere, è questa.

Stoccafisso all'oneglieseStoccafisso all'onegliese

La prima cosa che spiazza i forestieri è proprio l'ingrediente. Lo stoccafisso è merluzzo essiccato all'aria, e arriva da lontanissimo: dalle isole Lofoten, in Norvegia, dove lo appendono al vento gelido finché diventa duro come un bastone. Pensa che strano: il piatto più nostro, quello che a Oneglia chiamano di casa, parte da un pesce del Mare del Nord. Ma è andata così in mezza Liguria. Le navi che scendevano dal nord portavano questo merluzzo che durava mesi senza guastarsi, e una terra di marinai come la nostra ci ha costruito sopra una cucina intera.

Da queste parti ci teniamo parecchio. Esiste un'Accademia dello Stoccafisso della provincia di Imperia, ed è una costola del Comitato San Giovanni e Tradizioni Onegliesi, gli stessi che mandano avanti la festa di Ineja. Non è un caso. Lo stoccafisso e San Giovanni sono la stessa cosa: alla festa del patrono, agli stand di Ineja Food, è uno dei piatti che la gente fa la coda per mangiare. Il Comune gli ha pure dato una denominazione comunale, una di quelle targhe che servono a dire "guardate che questo qui si fa in un certo modo, e non ce lo cambiate". Quale sia il modo giusto, poi, è materia da litigarci sopra per ore, e infatti ci si litiga.

Partiamo dall'inizio, che è la parte noiosa ma decisiva: l'ammollo. Lo stoccafisso secco va tenuto a bagno in acqua fredda per due o tre giorni, cambiando l'acqua un paio di volte al giorno, finché torna morbido e gonfio. È una rottura, lo so. Per questo il mio consiglio è semplice: fattelo dare già ammollato. Alla pescheria u Balincio, sul porto, lo trovi pronto, e il lavoro più ingrato te lo sei tolto. Una volta ammollato, lo pulisci dalla pelle e dalle lische e lo tagli a pezzi belli grossi, perché in cottura si ammorbidisce e tende a sfaldarsi.

Poi viene il cuore della faccenda. In un tegame, possibilmente di coccio, fai appassire una cipolla bianca affettata sottile in un buon giro d'olio. Piano, senza bruciarla, deve diventare dolce e quasi crema. Qui dentro sciogli un paio di acciughe sotto sale, che non si sentiranno mai come acciughe ma daranno fondo e sapidità a tutto. E qui arriva la firma onegliese: pinoli e noci. Tutti e due. Non è un capriccio, è il segno che sei a Oneglia e non da un'altra parte. I gherigli di noce, soprattutto, sono quel tocco un po' montano, un po' di terra, che lega un piatto di mare. Li lasci insaporire nell'olio insieme ai pinoli, e già da quel profumo capisci che ci siamo.

A questo punto entrano i pezzi di stoccafisso. Li fai rosolare appena, sfumi con mezzo bicchiere di vino bianco secco, lasci evaporare, e poi unisci le olive taggiasche con un po' della loro salamoia. Le taggiasche piccole e scure, mi raccomando, quelle vere del Ponente: piccole, ma con un'anima. Copri a filo con l'acqua, abbassa la fiamma al minimo e parti con la cottura lunga.

E qui non si scappa: ci vogliono almeno due ore. Lo stoccafisso è testardo, vuole tempo per arrendersi e diventare tenero. C'è una regola d'oro che vale per tutta la cottura: non mescolare con il cucchiaio. Mai. Se rigiri, il pesce si rompe e ti ritrovi una poltiglia. Si scuote il tegame, con le due mani, come si fa con la farinata quando la giri. Movimento, non cucchiaiata.

Le patate vanno aggiunte nell'ultima ora, tagliate a tocchetti. Cuociono dentro il sugo, lo assorbono, e quando sono morbide hanno preso tutto il sapore del pesce e delle olive. È solo a quel punto che assaggi e regoli di sale, perché tra lo stoccafisso, le acciughe e le olive di salato ce n'è già parecchio, e si fa presto a esagerare. A fine cottura, fuori dal fuoco, lasci riposare dieci minuti, poi una manciata di prezzemolo tritato e un filo del nostro olio taggiasco a crudo, che chiude il cerchio.

Sulla versione giusta, ti ho detto, si discute. I puristi di Borgo Peri, l'antico borgo dei pescatori onegliesi, giurano che le noci non c'entrano niente, e che la ricetta vera è più scarna: stoccafisso, cipolla, pinoli, olive, patate, punto. Altri ci mettono i pomodori e fanno un sugo più rosso. Io ti racconto quella con cui sono cresciuto, pinoli e noci insieme, e se passi da un'altra famiglia onegliese probabilmente ti diranno che la loro è l'unica santa. È bello così, è un piatto che ognuno si tiene stretto.

Se ami questa cucina di mare lenta e povera, sappi che ha una sorella più svelta: il brandacujun, sempre stoccafisso, ma mantecato con le patate fino a diventare una crema. Quella te la racconto un'altra volta, perché il nome, da solo, vale un capitolo.

Lo stoccafisso all'onegliese non è un piatto da fretta. Mettilo su una domenica di pioggia, lascialo borbottare mentre fai altro, e mangialo tiepido col pane per raccogliere il sugo. Anzi, fanne di più: il giorno dopo è ancora meglio, perché i sapori, riposando una notte, si vogliono più bene.

Procedimento
  1. 1Se parti dallo stoccafisso secco, mettilo a bagno in acqua fredda per 2-3 giorni, cambiando l'acqua due volte al giorno. Più semplice: fattelo dare già ammollato dal pescivendolo.
  2. 2Pulisci lo stoccafisso ammollato: togli pelle e lische e taglialo a pezzi grossi, di un boccone o poco più.
  3. 3In un tegame capiente, meglio se di coccio, fai appassire piano la cipolla affettata sottile in un buon giro d'olio. Senza fretta, deve diventare dolce.
  4. 4Aggiungi le acciughe spezzettate e falle sciogliere nell'olio. Poi unisci i pinoli e i gherigli di noce e lascia insaporire un paio di minuti.
  5. 5Metti i pezzi di stoccafisso, falli rosolare appena, poi sfuma con il vino bianco e lascialo evaporare.
  6. 6Unisci le olive taggiasche con un po' della loro salamoia, copri d'acqua a filo, abbassa al minimo e cuoci coperto per circa un'ora e mezza. Mai mescolare con il cucchiaio: scuoti il tegame, altrimenti il pesce si sfalda.
  7. 7Aggiungi le patate tagliate a tocchetti e prosegui un'altra ora, finché sono morbide e il sugo si è ristretto. Regola di sale solo ora, perché lo stoccafisso e le acciughe salano già.
  8. 8Spegni, lascia riposare dieci minuti, poi prezzemolo tritato e un filo d'olio a crudo. Servi tiepido, con il pane per la scarpetta.
Il consiglio di Gianluca
Lo stoccafisso del giorno dopo è ancora più buono: i sapori si legano riposando. Fanne di più e scaldalo piano l'indomani.
Varianti
La versione di Borgo Peri
Le mogli dei pescatori di Borgo Peri, i puristi dicono, non ci mettevano le noci, né sedano, carota o pomodoro: solo stoccafisso, cipolla, pinoli, olive, patate. Più scarno, più antico.
Con i pomodori
Molti aggiungono un paio di pomodori a pezzi insieme alle olive. Sugo più rosso e più ricco, lontano dalla scuola onegliese ma diffusissimo.
Coi funghi secchi
Una manciata di porcini secchi ammollati, dentro con la cipolla, dà al sugo una rotondità d'autunno.
Gianluca, host
È cresciuto a Oneglia. Scrive di quello che conosce.